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Erri De Luca PDF Stampa E-mail

I Gruppi Biblici Universitari di Roma, in collaborazione con il Dipartimento di Storia, Culture, Religioni della Sapienza Università di Roma e con il Dipartimento di Ricerche e Studi dei Gruppi Biblici Universitari sono lieti di invitarvi all'incontro con lo scrittore Erri De Luca, Sulle piste della scrittura sacra, lunedì 19 marzo alle ore 16 nell'aula di Studi Storico-Religiosi del Dipartimento di Storia, Culture, Religioni (II piano dell'edificio di Lettere e Filosofia) Piazzale Aldo Moro, 5.

Intervengono per il Dipartimento di Storia, Culture Religioni: il Prof. Gaetano Lettieri (Ordinario di Storia del Cristianesimo, Dipartimento di Storia, Culture, Religioni) e per il DiRS: Valerio Bernardi (Docente di discipline Demoantropologiche presso l'Università degli Studi della Basilicata).

Aprirà l'incontro il Saluto del Direttore del Dipartimento di Storia, Culture, Religioni il Prof. Mariano Pavanello.

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DIO E' UNA PROIEZIONE UMANA

Dio è una proiezione umana, cioè, Dio non esiste perché è un’invenzione, una proiezione dei nostri desideri; Dio non è il nostro creatore, ma la nostra creatura. Questo è stato il tema della seconda conferenza della serie “I Miti sul Cristianesimo”, tenutasi il giorno 28 novembre, presso la facoltà di Scienze Statistiche dell’Università di Roma La Sapienza.
L’oratore, René Breuel, autore del libro “The paradox of happiness” e pastore di una chiesa evangelica nel quartiere San Lorenzo, ha cominciato la sua relazione esponendo il punto di vista di due atei, Ludwig Feuerbach e Sigmund Freud. Per il primo, Dio è l’immagine di chi vorremmo essere, mentre per il secondo, Dio è semplicemente il nostro anelito concettuale di un padre celeste, un essere immaginario che vorremmo esistesse per proteggerci, proprio come ha fatto il nostro padre terreno quando eravamo piccoli.
La prospettiva di Freud, per quanto convincente possa essere, presenta tuttavia dei problemi. Se da un lato essa spiega come certe persone giungano a credere in Dio, dall’altro non dimostra l’inesistenza di Dio, quest’ultima è semplicemente presupposta. Questa teoria, inoltre, può produrre un effetto contrario, dimostrando come coloro che hanno avuto un’opinione negativa del loro padre terreno, giungano a desiderare che Dio non esista, concependolo come un bullo onnipotente, una figura terrificante che li abbandonerà o li rifiuterà. René Breuel, fornendo diversi esempi, ha mostrato che molti dei più importanti atei della storia sperimentarono la morte dei loro padri in tenera età o ebbero un rapporto terribile con i propri padri, ed ha spiegato che per esaminare obiettivamente la questione dell’esistenza di Dio, non è sufficiente analizzare le prove pro e contro, limitandosi a dibattiti filosofici, scoperte scientifiche o discussioni teologiche. Il maggior campo d’inchiesta è costituito in realtà dalle nostre esperienze passate e dalla nostra anima, con le sue paure, le sue speranze e i suoi desideri.
Esistono motivazioni psicologiche forti sia nel credere che nel non credere in Dio. Nel primo caso si avverte un senso di protezione, di scopo e di speranza, nel secondo un senso d’indipendenza, di libertà da restrizioni morali e di controllo sulla propria vita, così, a seconda delle nostre preferenze, possiamo essere più inclini alla fede in Dio, o all’incredulità verso Dio. L’invito che è stato rivolto ai presenti è stato proprio quello di analizzare le motivazioni profonde e personali che spingono verso l’una o l’altra direzione. Per i credenti questa riflessione consente di valutare onestamente la propria fede, chiedendosi quanto essa sia consapevole e se il Dio col quale ci si relaziona è il vero Dio o una proiezione di propria fattura, secondo i propri desideri. Per i non credenti essa porta a dubitare dei propri dubbi, chiedendosi se la propria incredulità sia davvero consapevole o se sia piuttosto il risultato di esperienze negative dell’infanzia o di preferenze psicologiche.
Di seguito, l’oratore ha affrontato l’argomento della diversità religiosa, dicendo che per gli atei, essa è la dimostrazione del fatto che il Dio monoteistico è una delle tante creazioni umane, per altri, invece, essa è l’esatta prova che noi uomini abbiamo un bisogno disperato del divino e che cercheremo Dio nei posti più impensati. Abbiamo questa brama innata proprio perché esiste una soddisfazione vera, un Dio reale che ci ha creati e del quale siamo alla ricerca.
La conferenza si è conclusa con un accenno alla fede cristiana, secondo la quale Dio ci ha mandato un’incarnazione, l’opposto di una proiezione, per mostrare com’è fatto; una soluzione concreta alle nostre speculazioni su chi sia Dio o se Egli esista; un mediatore in carne ed ossa che rimpiazza ogni bisogno di false proiezioni. Per i cristiani Dio esiste ed è come Gesù!

 
 

 
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TUTTE LE RELIGIONI SONO UGUALI

“Tutte le religioni sono uguali”. Prima conferenza su “I miti sul cristianesimo”.



Il 26 Ottobre 2011, presso la Sala di lettura GBU di Roma, i Gruppi Biblici Universitari hanno organizzato, in collaborazione con il Dipartimento di Studi e Ricerche (DiRS-GBU), la prima conferenza della serie “I miti sul cristianesimo”, ciclo di conferenze che si prefigge lo scopo di affrontare tematiche più scomode e provocatorie della fede cristiana e di sfatarne i miti. Al primo incontro, dal titolo “Tutte le religioni sono uguali”,  è intervenuto Valerio Bernardi, docente di discipline demoantropologiche presso l’Università degli Studi della Basilicata.
Il prof. Valerio Bernardi ha iniziato il suo intervento descrivendo ai presenti, con l’ausilio di due immagini e un racconto induista, l’offerta religiosa presente nella società odierna influenzata dalla globalizzazione. Tale offerta è ampia e dilatata, ha spiegato il professore, e a disposizione dell’individuo, oggi, vi è una serie di approcci religiosi diversificati. Ogni religione, infatti, anche se alla ricerca di Dio, della Verità e dell’Amore, tenta di raggiungere queste realtà a modo proprio percorrendo strade diverse. Ponendosi la domanda se tale atteggiamento fosse buono o meno, Valerio Bernardi ha proposto di rispondere alla questione dal punto di vista cristiano. Come detentori di tale fede, la necessità fondamentale dei cristiani è di rivolgersi alla Bibbia e di comprendere come essa risponde al fenomeno pluralista odierno.
Sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento scopriamo una chiara condanna dell’idolatria e una forte dichiarazione che al di fuori di Cristo non vi è salvezza. Quindi le religioni, lungi dall’essere tutte uguali, sono sicuramente diverse, ha continuato a spiegare l’oratore, anche se tra di loro possono sussistere somiglianze, come tra il Cristianesimo, l’Ebraismo e l’Islam. In quanto all’atteggiamento giusto che un cristiano deve detenere nei confronti delle altre religioni, Valerio Bernardi è ricorso al libricino L’impegno di Città del Capo (Edizioni GBU), una confessione di fede evangelica trattante il rapporto con le altre religioni e improntata fortemente sul linguaggio dell’amore e sulla grazia di Dio. E’ vero che il messaggio cristiano è particolarista, in quanto Cristo è unico, ma esso è rivolto a tutta l’umanità, quindi un messaggio inclusivista, per questo motivo l’atteggiamento del credente cristiano deve essere “pluralista” dal punto di vista del rispetto. Nel cristiano deve essere presente il desiderio del bene comune e una volontà a favore della libertà religiosa per tutti in tutto il mondo, ha concluso il professore.
Prima di fornire alcuni suggerimenti bibliografici per approfondire la conoscenza sulle altre religioni, tra i presenti e il professore è scaturito, in seguito ad alcune domande, un interessante dibattito sull’Islam, sull’ecumenismo e sulle differenze tra il cristianesimo e le altre religioni.


 
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Nei prossimi mesi organizzeremo un ciclo di conferenze intitolato "7 miti sul cristianesimo". I temi che si affronteranno saranno quelli più scomodi e provocatori riguardo al cristianesimo, alla bibbia e alla fede.Per saperne di più continuate a visitare il sito o contattateci all'email: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.